Battistero Lateranense, modello e archetipo di tutti i battisteri

Per il suo significato spirituale e per le testimonianze storico-artistiche che racchiude, il Battistero Lateranense — la cui antica denominazione è San Giovanni in Fonte — costituisce uno degli ambienti più significativi della storia della Chiesa. È il primo battistero costruito in tutta la cristianità ed è il prototipo di gran parte dei battisteri realizzati successivamente.
Ad edificarlo, nel IV secolo, fu Costantino, che lo ricavò in un ninfeo della proprietà dei Plauzi Laterani. Di forma ottagonale con colonne angolari e coperto di tetto ini legno, l’imperatore lo inaugurò nel 315. Sisto III lo ricostruì nel sec. V, periodo in cui il Battistero aveva l’ingresso rivolto a sud, come attesta la presenza del monumentale accesso con due colonne di porfido, da cui si giunge all’atrio mosaicato. Un ingresso così ampio doveva significare l’invito rivolto a tutti i popoli ad entrare nella salvezza attraverso il Battesimo. Anche i temi dei mosaici avevano attinenza con questo invito. Così, nella absidiola di destra (oggi cappella dei Santi Cipriano e Giustina) troviamo la raffigurazione dell’Agnello (Cristo nel suo mistero di Morte e Risurrezione) e una elegante serie di volute arboree, che potrebbero rimandare al biblico albero della vita o alle foglie di acanto, col loro valore simbolico di vita che non muore. In questo mosaico, ritenuto dalla maggioranza degli studiosi parte originale del secolo quinto, troviamo anche colombe e croci gemmate (la preziosità della Passione); il pensiero va alla croce che si trova nella basilica di San Clemente, in cui le colombe stesse sono poste sulla croce come gemme.
Dopo Sisto III (? – 18 agosto 440), al tempo del pontefice Ilaro (461 – 468), il Battistero fu arricchito di tre cappelle che si aprivano, come un trifoglio, sui lati est, ovest e nord. Oggi solo la cappella del lato est (dedicata a San Giovanni Evangelista) conserva la sua forma originaria, a croce greca con mosaico centrale. La cappella del lato ovest (dedicata a San Giovanni Battista) si presenta ora con un aspetto tondeggiante, ma rimangono con la dedicazione di papa Ilaro le famose porte melodiose, che emettono nel muoversi un suono di organo dovuto alla vibrazione del cardine nel pesante bronzo.
La cappella del lato nord (oratorio della Santa Croce) fu eliminata nel 1586, al tempo di Sisto V, e sostituita con una nuova porta di ingresso aperta sulla piazza e sull’obelisco egizio, come meglio si addiceva alla nuova sistemazione del luogo realizzata da questo pontefice urbanista. Dunque il mosaico superstite della cappella di San Giovanni Evangelista è senza dubbio l’elemento più importante che questi piccoli ambienti presentano. Esso mostra al centro l’Agnello – Cristo, circondato da una ghirlanda di fiori con all’interno i simboli eucaristici (uva e spighe di grano). La ghirlanda mostra anche il succedersi delle quattro stagioni (i fiori della primavera, le spighe dell’estate, l’uva dell’autunno e le foglie invernali imbiancate di neve). Quattro specie di uccelli (probabile allusione ai quattro elementi del cosmo) sono dinanzi a coppe di melagrane (simbolo di incorruttibilità e vita eterna). Le anatre rappresenterebbero l’acqua, le pernici (che si muovono a terra) l’elemento terrestre, le colombe l’aria, mentre il fuoco sarebbe raffigurato attraverso pennuti variopinti (le fenici ?). Sulla base delle preesistenti terme (secolo II) e utilizzando forse parti di un porticato con colonne, nel secolo VII fu creata una nuova cappella dal pontefice Giovanni IV, di origine dalmata, per accogliere le reliquie dei Santi della sua terra (in particolare Venanzio e Domnione). Essi sono presentati in uno splendido mosaico che riveste l’abside e la parete di fondo. Sono in posizione frontale (e non in processione come nelle raffigurazioni di Sant’ Apollinare in Ravenna), intorno alla Vergine Maria in posizione orante, ai Santi Pietro e Paolo e ai Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista (forse qui per la prima volta raffigurati insieme). Ai margini del catino absidale sono raffigurati i pontefici Giovanni IV (640 – 642) e Teodoro (642 – 649), che ultimò il lavoro.
Il Battistero rimase sempre operante e con un ruolo centrale nella vita della Roma cristiana. Basti pensare che era parte integrante del complesso del Laterano e della residenza dei Pontefici; nel 1347, durante il periodo avignonese, qui, proprio nel Battistero, il giovane Cola di Rienzo si pose a capo del popolo di Roma. Durante il Medio Evo non furono intrapresi grandi lavori, ma qui furono posizionati elementi provenienti dalla Basilica o dal palazzo papale. Al Medio Evo per esempio risalgono le porte bronzee della cappella di S. Giovanni Evangelista. Ma la loro collocazione originaria era alla sommità della Scala Santa, che conduceva i pellegrini al palazzo pontificio. Furono fatte eseguire da Cencio il Camerario, probabilmente Cencio Savelli, futuro papa Onorio III, nel 1195. Durante il pontificato di Anastasio IV (1153 – 1154), l’atrio del Battistero, con la sua doppia abside, divenne luogo di accoglienza e venerazione per le reliquie di alcuni martiri, e così le absidiole divennero rispettivamente la cappella dei santi Cipriano e Giustina, e la cappella delle sante Rufina e Seconda. Alla fine del secolo XIII è databile la Madonna con Bambino oggi nota come “Madonna del Fonte”, che ammiriamo nella Cappella di San Venanzio. Ma è con il Rinascimento e con il periodo barocco che si pose mano a rinnovare il Battistero con ogni sorta di decorazione. Gregorio XIII (1572 – 1585), il cui draghetto alato campeggia sul fonte battesimale, fece eseguire il magnifico soffitto ligneo della cappella di San Venanzio. In particolare, furono i pontefici Urbano VIII, Innocenzo X e Alessandro VII a mettere qui all’opera gli artisti del Seicento.
L’aspetto attuale dipende in gran parte dal radicale restauro voluto da papa Urbano VIII nel 1637, mentre il fregio esterno venne disegnato da Francesco Borromini all’epoca di Alessandro VII. Nell’interno, a pianta ottagonale, il punto centrale è un’urna di basalto verde che fu utilizzato per il battesimo ad immersione ed ora è ricoperto in bronzo. Attorno, un anello di otto colonne in porfido; su di esso gira un ornato architrave marmoreo che regge esili colonnine bianche e sul quale è scolpito un elogio al battesimo dettato da Sisto III.
Gli affreschi all’interno dell’aula battesimale celebrano l’impegno profuso da Urbano VIII come anche attestano le api della famiglia Barberini, sparse quasi dovunque nell’area del fonte. La colomba dello stemma di Innocenzo X (1644 – 1655) figura ancora in questi affreschi nella allegoria dell’Abbondanza e della Pace (1648) per celebrare la fine della Guerra dei Trent’anni. Questo pontefice promosse contemporaneamente la grande riedificazione della Basilica Lateranense. Lo stemma di Alessandro VII (la stella sui monti) decora l’esterno della sommità del Battistero. A causa dell’importanza del sito e della sua particolare natura, il barocco entrò in maniera garbata nel Battistero, senza alterarne le strutture classiche e senza sostituirle, ma limitandosi a decorarle con voli di angeli e puttini, finte scenografie e illusioni pittoriche. Gli elementi antichi e medievali vengono così assunti in una nuova visione dello spazio, secondo il gusto barocco che tutto trasforma in scenario, come in una grande rappresentazione teatrale. Un esempio grazioso è nella cappella delle martiri Rufina e Seconda, ove due finestrelle si affrontano nell’abside concava; dall’una, la Vergine Maria, con sembianze popolari e familiari, offre allo spettatore il bambino Gesù, dall’altra San Filippo Neri indica la Madonna a due fanciulli. La storia del Battistero conosce una nuova svolta con il pontificato di Paolo VI. Questi promosse nel 1967 grandi restauri che riportarono alla luce e misero in mostra le terme sottostanti e le varie fasi della storia dell’edificio. Una nuova pavimentazione e una sobria decorazione dell’area del fonte (cervi di bronzo e formelle cristologiche aperte sugli scavi) completarono l’opera. Nel 1976 il Battistero fu aperto ai visitatori e designato come sede parrocchiale di S. Giovanni in Laterano.

Fonte: http://www.romatoday.it/eventi/battistero-lateranense-visita-16-dicembre-2018.html